Verbali Assemblee Nazionali

Verbale assemblea 3° Conferenza nazionale Anpci

24 agosto 2010
ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SINDACI DELL’ASSOCIAZIONE ROMA – SUMMIT ROMA HOTEL 14 / 15 novembre 2002 verbale della seduta dell’Assemblea n. 1/2002 Convocata a norma di STATUTO si riunisce in seconda convocazione, alle ore 15,00 del giorno 14 novembre 2002 a ROMA presso il SUMMIT ROMA HOTEL l’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SINDACI DEI PICCOLI COMUNI D’ITALIA. Alla presenza di oltre 500 sindaci o amministratori comunali, alle ore 15,00 il Sindaco Domenico FAGGIANI propone all’Assemblea la costituzione del tavolo della Presidenza nelle persone del Presidente ANPCI sig.ra Franca BIGLIO e dei Vice Presidenti Arturo MANERA, Franco LABONIA e Ubaldo ZERBINATI. Propone altresì come moderatori dell’Assemblea il Sindaco Marco PEROSINO e il Vice Sindaco Lelio CAPALBO come segretario verbalizzante il Sindaco Giuseppe PIUMATTI. L’Assemblea approva all’unanimità con un applauso ed hanno inizio i lavori. Il moderatore, ricordando il tragico terremoto dei giorni scorsi che ha colpito Piccoli Comuni dell’Abruzzo, in particolare il Sindaco di SAN GIULIANO DI PUGLIA, invita i presenti ad un minuto di raccoglimento. Il Moderatore, sovvertendo l’ordine degli interventi presenta il sottosegretario al Ministero degli Interni On. Maurizio BAIOCCHI che ha gravi ed urgenti problemi istituzionali ed approfitta dell’occasione per ricordare opportunamente il grave problema del riconoscimento dell’Associazione la cui pratica si è persa, ma che deve essere al più presto risolto ed il Ministero degli Interni è l’organo istituzionale più autorevole per sbloccare la situazione. Prende la parola On. Maurizio BAIOCCHI, sottosegretario agli Interni, che giustifica il sovvertimento dell’ordine degli interventi dovendo affrontare la grave problematica dei Vigili del Fuoco entrati in sciopero contro la legge finanziaria. Il sottosegretario porta il saluto del Ministro dell’Interno On. Beppe PISANU. Dichiara di essere vicino alla nostre realtà e di conoscere le nostre problematiche essendo stato per molti anni Presidente del Consiglio Comunale di CHIAVARI nel cui circondario ci sono parecchi Piccoli Comuni. Informa che nella legge finanziaria 2003 sono previsti 25.000 € per i LL.PP. nei Piccoli. Si sofferma sul valore rappresentato dai Piccoli Comuni. Invita ad inviargli gli atti del Congresso con le richieste che sottoporrà all’attenzione del Ministro PISANU e si dichiara a disposizione per la soluzione delle proposte. Si scusa per non potere seguire i lavori del Congresso per impegni istituzionali in altra sede. Il moderatore ringrazia il sottosegretario per l’intervento e le promesse e passa la parola a Lelio CAPALBO che legge i telegrammi e le lettere di adesione al Congresso del Presidente della Repubblica, dei Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, del sottosegretario D’ALI’, dell’On. Nencini, presidente dei Consigli Regionali, dell’On. Mazzoni Erminia, documenti che vengono allegati agli atti. Il Presidente insedia poi le commissioni: - per lo Statuto nelle persone dei Sindaci: Franca BIGLIO, Enrico COLAZZO, Giovanni Mario CAPIRONE, Nazzareno TACCONI, Francesco AULETTA, Giuseppe ACCALAI e - ed elettorale nelle persone di Franca BIGLIO, Ubaldo ZERBINATI, Franco LABONIA, Giuseppe MANULI, Oscar TOSINI, Domenico FAGGIANI e Arturo MANERA. I membri delle commissioni si ritirano per i lavori di propria competenza. Viene data la parola al dr. Elvino DEL BENE, presidente dell’Associazione Nazionale Vigili Urbani e consigliere di un piccolo comune. Il Presidente parla del ruolo della Polizia Locale per la sicurezza dei cittadini e per la difesa del territorio, del riesame della legge 65/86 sulla Polizia Locale, del futuro del sistema delle autonomie. Asserisce che l’ANPCI si è guadagnata sul campo il riconoscimento con l’azione incessante ed incisiva dei suoi dirigenti e che è giusto che tutti i soggetti rappresentativi delle realtà locali siano seduti allo stesso tavolo per discutere delle problematiche comuni a tutti. Interviene il dr. Ferruccio DARDANELLO, vice presidente della Confcommercio e presidente della camera di Commercio di Cuneo per il Presidente della Confcommercio Sergio BILLE’, sponsor di questo Congresso. Investire nel Bel Paese è il suo motto. Si sofferma brevemente sul ddl 1174 che verrà poi presentato dall’On. Realacci e sulla salvaguardia dell’operatore economico locale. Il cavallo di battaglia è il registratore di cassa che con i suoi terminali può essere il miglior veicolatore di erogazione di servizi. Termina augurandosi che la legge sia approvata in fretta. Ha la parola l’on. Guido CROSETTO, vice presidente del Gruppo Interparlamentare a tutela dei Piccoli Comuni, sponsor del Congresso. Il deputato aggiorna l’Assemblea sulle ultime novità della legge finanziaria 2003 passata al Senato: maggiori risorse per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti (25.000 Euro per OO.PP., esenzione dal vincolo di stabilità ecc.). Per quanto riguarda l’abolizione del limite di mandato amministrativo per i Sindaci ci sono trasversalmente favorevoli e contrari, ma il problema purtroppo non è sentito per cui per vincere la battaglia occorre una mobilitazione generale, anche con l’ANCI, che sembra non essere interessata. C’è comunque la possibilità di una proposta di legge che sicuramente sarà da lui supportata. Interviene l’on. Ermete REALACCI, presentatore del ddl 1174, legge per i Piccoli Comuni. L’onorevole ha già incontrato molti sindaci e sottoscritto gli ordini del giorno. La legge è molto avanti nel suo iter parlamentare (a dicembre o a gennaio dovrebbe essere portata all’o.d.g. della camera, ma dovrà essere modificata anche tenuto conto della modifica del titolo V° della Costituzione ed integrata con quella dell’on. BOCCHINO). Per quanto riguarda l’abolizione del limite di mandato amministrativo si potrebbe anche tentare di inserirlo nella legge stessa. La legge in questione è comunque uno strumento per cambiare le mentalità, invertire le mentalità. I Piccoli Comuni devono essere tenuti al riparo dalle grandi città ed aiutati, anche i più piccoli. Occorre andare in questa direzione. Il moderatore augura successo alla proposta di legge e passa la parola al vice sindaco Lelio CAPALBO che presenta il dottor Edoardo MENSI, nuovo Presidente della FEDERBIM, ringraziandolo per la disponibilità nella concessione dei locali della Sua Federazione come sede sociale dell’ANPCI ed augurandosi ancora una lunga collaborazione. Il dottor Edoardo MENSI ritiene di non avere alcun merito, ma per lui è un piacere salutare il Congresso. Asserisce di essere uno dei nostri, come Sindaco di un paese sotto i 5000 abitanti. Parla del contributo suo come Presidente per l’emendamento per l’aumento del sopraccanone ENEL per i territori montani. Lamenta il dramma dell’applicazione della Legge Galli per i Comuni montani. Per quanto riguarda l’abolizione del limite di mandato amministrativo è una grande scommessa che si deve vincere. Bisogna fare capire ai cittadini che si vive bene anche nei Piccoli Comuni L’on. Italo BOCCHINO interviene compiacendosi di essere di fronte ad una platea qualificata per il grande patrimonio rappresentato. Passando ai ddl Suo da integrare con quello di Realacci sottolinea il principio che il Piccolo Comune non è più figlio di un Dio minore, ma è la fortuna e la forza del nostro Paese; lo dimostrano le statistiche. C’è un impegno trasversale per dare presto una normativa nuova per i Piccoli Comuni. Per quanto riguarda l’abolizione del limite di mandato amministrativo per i Comuni con popolazione superiore ai 15000 abitanti non se ne parla; per gli altri si può discutere e nella discussione delle due proposte di legge si può cercare di introdurre l’abolizione del limite di mandato per i Piccoli Comuni, quelli con popolazione inferiore ai 5000 abitanti L’on. Giorgio MERLO esordisce richiamando l’impegno che il sottosegretario D’ALI’ si era assunto nella Conferenza Nazionale dei Piccoli Comuni promossa dall’ANCI tenutasi a Torino a settembre di farsi portavoce presso il Governo sull’abolizione del limite di mandato amministrativo. Nell’ultima legislatura il problema si era a lungo discusso e l’opposizione trasversale era stata dura: non si doveva creare un nuovo notabilato. Oggi ci sarebbe la possibilità di inserire la proposta nella legge Realacci, trattandosi di legge per i Comuni con meno di 5000 abitanti: è una occasione da non perdere. La prima regola è che deve governare chi ha la legittimazione democratica per farlo; è un problema di giustizia democratica. L’Ente Locale è la palestra democratica per eccellenza, ma occorre ridare anche prestigio al Consiglio Comunale. Interviene il sindaco Oscar TOSINI per la commissione elettorale che ha stabilito che per la elezione del Presidente dell’ANCPI devono essere presentate le candidature sottoscritte da almeno 30 sindaci entro le ore 12 di domani 15 novembre. Interviene il Sindaco Enrico COLAZZO per la commissione per lo Statuto che ha stabilito che gli emendamenti allo Statuto devono essere presentati, sottoscritti da almeno 20 delegati, entro le ore 10 di domani 15 novembre . L’on. Gian Carlo GIORGETTI, presidente della 3.a commissione della Camera dei Deputati, BILANCIO E PROGRAMMAZIONE. Entra subito sui temi di sua competenza: la legge finanziaria 2003 che giudica complessivamente positiva per i Piccoli Comuni. Negativa è la riduzione non omogenea dei trasferimenti del 2%, già peraltro contenuta nella precedente legge finanziaria e che questa ha confermato; ma ai Comuni sotto dotati sono destinate risorse per 291 milioni di €. Questi Comuni saranno compensati della riduzione del 2%. Gli altri riceveranno unicamente quanto previsto dall’inflazione programmata, 140 milioni di €. Positivi i trasferimenti in conto capitale: il fondo ordinario investimenti aumenta di 60 milioni di €, l’80% dei quali ai Comuni sotto i 5000 abitanti; per le OO.PP. sono destinati complessivamente 240 milioni di € , 25 mila € per Comune sotto i 3000 abitanti e questo fondo può essere destinato per la copertura della quota capitale dei mutui, quindi delle spese correnti. I Comuni Piccoli sono esentati dal patto di stabilità interna, non obbligati agli acquisti tramite la Consip, sono esonerati dal conto economico, sono proposte ulteriori proroghe per l’accertamento dell’ICI. Trattamento fiscale agevolato per i Comuni montani; compartecipazione reale, non fittizia all'IRPEF, del 2,5%; nessun limite di assunzioni, non essendo soggetti al patto di stabilità, per i comuni sotto i 5000 abitanti. Tenuto conto del particolare momento il bilancio è positivo; non si poteva fare di più. Addizionale IRPEF congelata. Il Senatore Tomaso ZANOLETTI si compiace del Convegno, ben organizzato, con temi di discussione concreti che darà sicuramente risultati concreti. In Parlamento ci sono tanti sindaci, ma ce ne dovrebbero essere di più; la loro esperienza porta a risultati concreti. Occorre pertanto fare leva su questi parlamentari per cogliere la loro esperienza: 1 impegno primo è il mantenimento dei Piccoli Comuni; non perdere l’identità, la memoria, le radici, l’aggregazione sociale, presidio di democrazia. No quindi ad ogni forma di loro eliminazione, esplicita o sotterranea; 2 garantire le condizioni di esistenza. Pieno accordo sulla nostra piattaforma rivendicativa. Qualcosa si è ottenuto già alla Camera, ma i dubbi interpretativi devono essere rivisti in Senato e sciolti a favore dei Piccoli Comuni. Portare a casa risultati positivi. Le risorse sono poche, ma occorre fare gioco di squadra 3 Ci sono cose che non costano. Abolizione del limite di mandato amministrativo: le opinioni sono diverse, ma i problemi da affrontare subito sono gli abitanti dei Comuni, ma soprattutto le funzioni ed i poteri dei Consigli Comunali. L’intergruppo parlamentare si farà sicuramente parte attiva nella risoluzione. Nella prima parte del dibattito intervengono: il Sindaco Giovanni SERAZZI, di BORGO SAN MARTINO (Al) di recente nomina. Relativamente alla abrogazione del limite di mandato amministrativo per i Sindaci lamenta come per i “politici” non ci siano limiti per cui sia opportuno che non ci siano nemmeno per i Sindaci. Non ha rilevanza ed è una scusa lo scarso valore dei poteri del Consiglio Comunale. Relativamente alle Unioni il suo pensiero è “no al supersindaco”. Occorre che siano sullo stesso piano, con le stesse agevolazioni Unioni, Consorzi e Convenzioni per dare ai cittadini i servizi. Il Sindaco Giovanni VIETTO di BERNEZZO (Cn), con ben 51 anni di amministrazione. Ha partecipato alle tre Assemblee nazionali e si compiace come in questo Congresso trasversalmente sia cambiato molto con la presenza di politici di tutti gli schieramenti. Porta la sua esperienza di amministratore: lavorato sodo a servizio della nostra gente. Queste sono credenziali per potersi ripresentare senza limiti agli elettori. Il Sindaco Pasquale TRANFAGLIA di CONTRADA (Av). III° Mandato: Bassanini due anni fa venne a promettercelo, ma io gli dissi: non lo vogliamo. Permetteteci però di sopravvivere. Affronta il problema dei segretari comunali che costituiscono una vera "lobby"” a carico dei Comuni; il loro “sindacato” non deve gravare sui bilanci comunali oppure venga abolita la loro agenzia. Ottima la proposta dell’On. Bocchino sull’abolizione dell’Agenzia. Abbiamo bisogno di soldi per sopravvivere. Il Sindaco Francesco AULETTA di GARAGUSO (Mt). Affronta il problema del riconoscimento dell’ANPCI: da anni c’è la richiesta di riconoscimento e non conta che ci sia già l’ANCI a livello nazionale; noi siamo una realtà diversa e complementare, con uguale dignità e quindi meritevoli di uguale trattamento. Chiede l’intervento del Ministro per rimuovere questo ostacolo offensivo nei confronti delle popolazioni che amministriamo. Per quanto riguarda l’abrogazione del limite di mandato amministrativo ci deve essere l’impegno di tutti per riuscire ad ottenerlo in modo democratico senza dovere intraprendere un’azione legale. Il moderatore presenta e ringrazia per la Sua disponibilità a portare il Suo contributo al congresso il Ministro per gli Affari Regionali l’On. Enrico LA LOGGIA, avendo già parlato di noi questa mattina ad “uno mattina”. Anche al Ministro il moderatore ricorda quanto già fatto presente al Sottosegretario all’Interno: riconoscimento dell’Associazione ed abolizione del limite di mandato amministrativo. Il Ministro ringrazia per l’insistenza del Presidente BIGLIO per avere la presenza del Governo e garantisce considerazione ed attenzione per i nostri problemi. Breve considerazione iniziale: ruolo dei Piccoli Comuni nel disegno riformatore. La frase di Alexis Toqueville che riportiamo sotto il nostro logo ha oggi ancora più valore. Principio essenziale è che “ubi societas ibi ius”. Il diritto nasce in una società che decide di vivere insieme, a tutti i livelli istituzionali. Noi siamo sostanzialmente depositari di un primo livello di governo essenziale che non è solo da considerare quanto tale, ma da considerare molto oltre. La sussidiarietà parte proprio da noi: la prima trincea ed occasione di risposta rispetto ai bisogni ed ai riconoscimenti di diritti parte da noi. Siamo il primo livello essenziale di democrazia. La legge sul progetto di riforma verso l’attuazione della riforma del titolo V° della Costituzione è stato approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato e passerà presto in aula e sarà fatto un passo enorme nell’attuazione del Federalismo. Ed è iniziata anche la discussione generale sulla “devoluzione”, la bandiera di Bossi ed oggi di tutta la C.d.L. Verrà così accelerato l’obiettivo del Federalismo Fiscale, altra risposta importante rispetto alle esigenze dei Piccoli Comuni. Problemi, esigenze, richieste: le conosce. Ne tratterà tre: 1 – esigenza del riconoscimento formale dell’Associazione. Darà una risposta in tempi brevi. Nè sì, nè no. Vuole ulteriormente esaminare questa prospettiva e possibilità convinto che ci sono molti spazi perchè ci sia una soluzione positiva, ma vuole esser cauto essendo molto delicato e complesso l’equilibrio all’interno della Conferenza Unificata 2 – abolizione limite di mandato amministrativo per i Sindaci. E’ giusto che venga rispettata la volontà popolare, ma è certo che un Sindaco non deve mettere radici perenni e subire o operare pertanto a lungo andare condizionamenti dannosi per la comunità e restringere gli spazi di dibattito all’interno del Comune. Il Ministro si impegna tuttavia, a dibattito concluso in Parlamento, ad esprimersi favorevolmente per l’abrogazione 3 - buone notizie: a) aumentato (pur fra tante difficoltà) di 10 milioni di € il fondo nazionale per la montagna, con semplificazione di accesso a questo fondo per tutti i Piccoli Comuni; b) gli acquisti con la Consip non sono obbligatori per i Piccoli Comuni, ma la Consip è considerato solo un parametro di riferimento. Il Ministro conclude con la necessità di un nostro coinvolgimento attivo e propositivo comunque nella costruzione del progetto di riforma, al di là della Conferenza Unificata. Qui sta già un riconoscimento del nostro ruolo. Il Vice Presidente della Camera On. Publio FIORI porta il saluto del Presidente Casini e di tutta la Camera dei Deputati. I Comuni rappresentano la più antica democrazia. Il vero termometro della democrazia è il consenso ed il ruolo del Comune nelle riforme istituzionali è determinante. Attenzione alla democrazia totalitaria che non segue il consenso ma altre vie, altre derive. Sulla “devolution” non si è tutti d’accordo, anche nella maggioranza. Si vuole l’autonomia, ma non sostituire ad un centralismo statale un altro tipo di centralismo. Autonomia significa il rispetto di quel principio centrale che non è solo democratico, ma rispetto dell’uomo, della sua identità, della sua storia, della sua tradizione e dei suoi valori. Non c’è disponibilità a votare un federalismo che veda in una direzione diversa. Società solidale dove la nazione abbia comunque il sopravvento anche se deve nascere e strutturarsi in modo diverso, a servizio di una causa comune, della Patria. Garanzie perchè la devolution vada verso le piccole centrali, i Piccoli Comuni dove effettivamente la gente vive, sa decidere sa scegliere, si sceglie il proprio capo, il proprio leader, tre, dieci duecento mandati: qual è il problema? Il problema è il riconoscimento di una capacità di guida, di una stima personale. Per una devolution vera, per un vero federalismo, bisogna partire dal basso, dal consenso popolare, dalle autonomie locali, da quel concetto di società nella quale sia l’uomo, l’uomo e i suoi lavori. Questo è il messaggio che il Presidente Casini manda a questo Congresso. Il moderatore riapre il dibattito con gli interventi; di Pier Luigi RICCA, sindaco di BOLLENGO (To): la rielezione del Sindaco dopo due mandati consecutivi comporta il timore del rischio di notabilato: il sindaco VIETTO che ha parlato prima, con i suoi 51 anni di amministrazione, è l’esempio contrario. I Sindaci, specie quelli dei comuni più piccoli sono l’espressione di quella civiltà civile che viene ricercata: maggiore attenzione al ruolo dei Sindaci. L’ANPCI è nata per colmare il vuoto lasciato dall’ANCI: ed i risultati della nostra presenza sono importanti.. Ricerca quindi di una collaborazione a tutti i livelli istituzionali. Ci vuole un cambiamento reale e significativo. Servono incentivi, sgravi, semplificazione delle procedure. La Legge Realacci è un punto di partenza, ma deve essere integrata. Norme di carattere generale, ma flessibilità per non trasformare i Piccoli Comuni in una riserva indiana. Per quanto riguarda i segretari comunali hanno un loro ruolo ed una loro professionalità, ma non devono gravare sui nostri bilanci. Sul limite di mandato amministrativo questo deve essere abolito perchè è sempre più difficile trovare ricambi: occorre trovare pertanto in parlamento forti convergenze; del dott. Vincenzo PAPADIA, professore di scienza dell’amministrazione. I Comuni, con la revisione del titolo V° della Costituzione sono enti autonomi, con propri statuti, poteri e funzioni, ma questa norma non è ancora vigente: il TAR della Regione Campania ha sospeso li Statuto del Comune di LAURO che prevedeva l’abolizione della figura del segretario comunale. Bisogna dire la nostra sui nostri poteri garantiti dalla Costituzione. di BOSSONE Antonio, vice sindaco di LAURO che riprende l’intervento del prof. Papadia sullo Statuto di Lauro sospeso dal TAR e sofferma l’attenzione sulla democraticità dell’atto del tribunale. Polizia municipale: deve potersi coordinare con gli altri tipi di polizia ed avere una forza enorme sul territorio ed essere il primo baluardo contro la criminalità organizzata. Chiediamo che si facciano leggi differenziate per i comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti. I 25 mila € devono essere dati a tutti i Comuni fino a 5000 abitanti. Il moderatore presenta l’Onorevole Giuseppe GARGANI Presidente della Commissione Giustizia del Parlamento Europeo. L’onorevole saluta e premesso che si dichiara impegnato a seguire la pratica del nostro riconoscimento osserva: - la democrazia si condensa, parte ed arriva tramite gli Enti Locali; - il nostro livello di decentramento è buono e di questo dobbiamo essere gelosi. Le competenze degli enti comunali sono cresciute, anche se ci sono insoddisfazioni, ma complessivamente la storia del paese è storia di accrescimento di queste competenze;; - crede nelle realtà locali, costumi, campanili, crede ai Comuni, ai Piccoli Comuni e afferma di essersi opposto quando all’interno della D.C. c’era la propensione a cancellare i Comuni con le fusioni. Sul riconoscimento dell’Associazione è un diritto ed il Ministro La Loggia avrebbe potuto e dovuto dire una parola definitiva essendo competenza del Governo. Su questo problema spezza la sua lancia e bisogna ottenerlo con questo governo, in questo particolare momento storico. Una parola chiara anche sulla storia della rielezione: scarica barile impressionante nella passata legislatura. In parlamento ha votato contro il limite di mandato anche per i grandi comuni e si dichiara orgoglioso di avere votato contro anche per questioni importanti. Per i grandi comuni si è convinto che è meglio limitare il mandato. Sui Piccoli Comuni si rende conto che ci deve essere una eccezione. E’ dunque per la eliminazione del limite di mandato. Sui segretari comunali Sindaco e Giunta devono avere il potere di decidere ed avere un ruolo attivo nel scegliere. Riordino normativo e fiscale vengono dopo queste premesse di fondo. Prima il riconoscimento per essere presenti a tutti i livelli istituzionali. I ministri interessati dell’Interno, della Funzione Pubblica, dei rapporti con le Regioni devono recepire questa nostra indicazione e volontà di essere nell’agone politico istituzionale con riferimenti veri culturali, pieni di energie. Da parte sua porterà avanti le nostre problematiche. 15 NOVEMBRE 2002 Alle ore 10,00 ha inizio la seduta con gli interventi dei Signori: STEFANELLI Sindaco di SUPERSANO (Le) che insiste su proposte concrete che devono uscire da questo Congresso. Sull’abolizione del limite di mandato in un primo momento non era d’accordo, ora ha cambiato idea I° per un aspetto di carattere democratico (non si può imporre ai cittadini un limite del consenso) e II° perchè con il limite di mandato l’ultima amministrazione non ha più stimoli. Entra poi nel merito della verifica della staticità degli edifici scolastici dopo il recente tragico terremoto di San Giuliano di Puglia; VANACORE Giuseppe, Sindaco di PEROSA CANAVESE, che si sofferma sull’abolizione di limite di mandato perchè manca il ricambio di candidati. Non chiediamo più poteri, ma la possibilità di potere amministrare i nostri cittadini nel migliore dei modi. Giovanni DE ROSE, Sindaco di BELSITO (Cs) che esprime le sue considerazioni sull’abolizione del limite di mandato amministrativo , sulle Unioni e sulla necessità di eliminare la disparità di trattamento degli amministratori comunali. Viene suonato l’Inno nazionale di MAMELI e l’inno dei Piccoli Comuni ed il moderatore presenta il Presidente del Senato della passata legislatura Sen. Nicola MANCINO che porge un saluto affettuoso al Presidente Franca BIGLIO, più volte incontrata nella passata legislatura perchè si interessasse delle nostre problematiche, che non dimentica neppure ora sebbene in altra posizione. Non dimentica i doveri di continuità istituzionale al di là della perdita dello status. Nella passata legislatura le modifiche all’impianto costituzionale hanno fatto registrare un recupero di centralità che i Comuni avevano guadagnato, ma che istituzionalmente non avevano visto consacrato. Il I° comma dell’art. 118 della Costituzione afferma che l’attività amministrativa appartiene ai Comuni superando una conflittualità diffusa manifestata verso le regioni. Che cosa possono fare oggi le Regioni con la modifica dell’art. 118? Le Regioni possono con legge attribuirsi l’esercizio della attività amministrative, ma per solo l’alta amministrazione. La Carta Costituzionale prevede il Consiglio delle Autonomie all’interno delle Regioni: le regioni devono considerare il grado di collaborazione utile all’istituto regionale per l’esercizio della sua attività programmatoria, di alta amministrazione. Riflessione sull’abbattimento del vincolo di mandato: quando c’è stata la proposta della elezione diretta del Sindaco era Ministro dell’Interno e andò in aula per porre all’attenzione della camera il problema riequilibrio dei poteri, perchè la elezione diretta del Sindaco avrebbe comportato, come ha comportato conseguenze utili, la stabilità degli esecutivi, ma dannose dal punto di vista del ruolo delle assemblee con poteri ridotti che gli Statuti comunali non hanno potuto rimediare.. Se un Sindaco non è stato in grado di corrispondere ai bisogni di quella comunità viene bocciato dal corpo elettorale. Il vincolo normativo è inutile e nella passata legislatura c’è stato purtroppo un calcolo utilitaristico: difendere qualche sindaco, specialmente quelli dei partiti più giovani. Oggi è passata tanta acqua sotto i ponti che la questione si può tranquillamente affrontare; ne ha parlato con l’attuale Ministro Pisanu ponendo il problema: se c’è disponibilità per tutti si faccia una legge che rimuova il vincolo, ma se dovesse permanere una perplessità nei confronti dei sindaci dei grandi comuni si può arrivare ad una disciplina differenziata come è differenziato il sistema elettorale. Relaziona il Presidente Franca BIGLIO. Un pensiero alle 26 giovani vittime di San Giuliano di Puglia ed ai nostri colleghi sindaci dei paesi terremotati. Andremo a visitarli portando il contributo dei Piccoli Comuni, possibilmente prima di Natale. Il Presidente si propone di tracciare a grandi linee l’attività, la linea dell’ANPCI, ribadendo i concetti già espressi e sempre trattati. Ecco la relazione: - “l’ANPCI è nata da una necessità, una esigenza ben precisa. Se non ci fosse stata, oggi non saremmo qui in tanti a farci conoscere, fare conoscere il valore, la risorsa, la specificità, la qualità, le esigenze vere e concrete, le possibilità effettive dei Piccoli Comuni a tutto il Paese, alla classe politica dirigente, alle aree metropolitane, al legislatore, alle associazioni accreditate in conferenza Stato Città. - Ma segniamo alcune tappe importanti: solo 5 / 6 anni fa noi sindaci dei Piccoli Comuni fummo costretti ad unire le nostre forze per evitare la scomparsa delle nostre piccole comunità nell’errata convinzione che la voragine dei conti pubblici derivasse in gran parte proprio dalla loro esistenza. Inizia così il percorso dell’ANPCI che oggi, grazie alla tenacia, all’impegno, al credo pulito ed onesto di tanti sindaci è diventata une realtà forte nella scena politica delle Autonomie Locali di minore dimensione delle quali lo stesso Presidente della Repubblica si è dichiarato più volte ed in più occasioni strenuo estimatore e difensore: presidi di civiltà che vanno tutelati e difesi. Chi rappresentiamo noi oggi? Noi oggi, nei limiti delle nostre capacità umane, ma le i impieghiamo veramente tutte senza risparmio rappresentiamo migliaia di comuni italiani definiti piccoli perchè pur essendo gravati da molteplici responsabilità nei confronti di un ampio territorio risultano sottovalutati a causa della loro bassa entità demografica e la bassa entità abitativa è diventata una sorta di criterio paradossale e perverso per infliggere ai Piccoli Comuni ed alle loro comunità ogni sorta di vincoli, imposizioni, condizionamenti, ridimensionamenti, tagli, penalizzazioni. Basta pensare alla recente normativa che di fatto ha penalizzato fortemente i Piccoli Comuni sia dal punto di vista legislativo che organizzativo tanto da compromettere la loro stessa sopravvivenza quali entità libere, autonome, democratiche. E mi riferisco in particolare ai nostri cavalli di battaglia che sono la Legge 127 “Bassanini” in materia di divisione dei poteri che ha svuotato di contenuti, Anci consenziente, le funzioni dei Sindaci e per la quale abbiamo dovuto combattere per ottenere una prima parziale deroga nella finanziaria 2001, deroga che ha suscitato da parte dell’On. Torchio in seno all’Anci la richiesta addirittura delle dimissioni del Ministro Bassanini definendolo “tribuno dei Piccoli Comuni” solo perchè in un’Assemblea come quella di oggi aveva condiviso la necessità di questa nostra deroga, deroga che abbiamo poi ottenuto in modo totale e definitivo nella finanziaria 2002 (la 127 Bassanini per i Piccoli Comuni non esiste più, ma grazie solo a noi) e la modifica della Legge “Merloni”, che poi risale all’agosto di quest’anno, come noi l’abbiamo fortemente voluta e richiesta che ha snellito l’attività di pianificazione, di affidamento di incarichi professionali e di appalti. Queste, come i 40 milioni che sono diventati 50 per le Opere Pubbliche per i Comuni sotto i 3000 abitanti. La nostra Associazione raccoglie i Comuni fino a 5000 abitanti per cui non possiamo accettare contributi, finanziamenti, risorse, deroghe se non per tutti i comuni fino a 5000 abitanti per cui ci daremo da fare perchè venga esteso a tutti i Comuni fino a 5000 abitanti. Queste, come l’esonero del vincolo del patto di stabilità, della Consip, blocco delle assunzioni sono soltanto alcune delle nostre esclusive vittorie dell’Anpci, anche se altri con mezzi diversi ne hanno rivendicato immediatamente la paternità; nostre e di chi ha creduto in noi fin da subito, aiutandoci e supportandoci sempre, e di queste persone in questa sala in questi giorni ne sono passate tante e le ringraziamo. Ma dov’era l’Anci quando sono state emanate questa ed altre normative, quando noi da soli abbiamo dovuto combattere per queste ed altre normative? Non basta una conferenza, magari proprio a Torino, una riduzione di quota o addirittura un contributo di 750 € per partecipare al congresso nazionale: noi ci paghiamo tutto. Per dare slancio ai Piccoli Comuni ci vuole ben altro. Ci vuole un grande slancio ideale, proprio quello che noi abbiamo e che ad altri manca, che parte dal principio che il Piccolo Comune è una risorsa e non un problema. - Ma facciamo un passo indietro: la tanta decantata autonomia attribuita ai Comuni oltre 10 anni fa la 142/90 è stata di fatto mortificata dalle continue limitazioni in tema di spesa, di assunzione di personale, di indebitamento dalle varie leggi. Tali limitazioni raggiunsero il loro culmine nel 1996 con l’introduzione del regime della “Tesoreria Unica” , Anci consenziente, anche per i Comuni sotto i 5000 abitanti, che ha svuotato di ogni dignità le politiche degli Enti Locali di minore dimensione ed esasperato tanti sindaci. Di lì è partita l’iniziativa per arrivare al ddl 1338 Napolitano / Vigneri che all’art. 2 prevedeva la unione e la fusione obbligatoria dei Comuni sotto i 5000 abitanti. Ma il tentativo di unire, di accorpare, di fondere le nostre piccole comunità fallì proprio per le nostre forti, eclatanti proteste, il famoso sacco a pelo, alle nostre forti pressioni sul Governo che sfociarono nella stesura dell’art. 6 della 265 che ridà dignità ai Piccoli Comuni e prevede incentivi per la gestione associata dei servizi. La modifica del titolo V° della Costituzione dà pieno riconoscimento e valorizzazione agli Enti Locali partendo proprio dai comuni, tutti, piccoli, medi e grandi senza distinzione. Ed ora i disegni di legge Realacci e Bocchino segnano una prima, importante tappa verso la nostra direzione, verso la filosofia della nostra Associazione che è nata sì per difendere l’identità e l’autonomia delle nostre piccole realtà, ma anche per rilanciare l’attività delle stesse. Ecco qui il tema del nostro Congresso, tema che segnerà la strada che l’ANPCI seguirà nel prossimo futuro, tema che a sorpresa si intitola “la scommessa”. Partendo da un dato certo, che il rapporto va assolutamente corretto, se non addirittura rovesciato, partendo proprio dai Piccoli Comuni, il che comporta ripristinare il valore, la risorsa nazionale della comunità locali minori, della comunità marginali che ogni giorno e sempre a maggiore fatica svolgono un importante, indispensabile, insostituibile funzione di presidio sul territorio a salvaguardia del suolo, occorre insistere partendo da questo dato sulla necessità di investire sui Piccoli Comuni, investire sul Bel Paese dei Piccoli Comuni che rappresentano un patrimonio davvero ricco e prezioso, le cui radici risalgono lontano nel tempo e che la forza delle radici è l’unica strada per rimettere germogli di speranza per il futuro, per riattivare il flusso di linfa vitale, per riscattare i Piccoli Comuni capaci di risorse naturali, ambientali e culturali indispensabili all’economia, alla società, allo sviluppo, sviluppo che si basa su tre caratteristiche principali: specificità, qualità, territorio., elemento quest’ultimo “plus valore” per ulteriore sviluppo. La nostra bella Italia, bella ma fortunata, fortunata perchè fatta di tanti piccoli comuni, sparsi capillarmente su tutto il territorio nazionale, proprio grazie a loro che ne sono i detentori principali, può contare su tutte e tre queste caratteristiche. E allora perchè non scommettere su questa Italia minore? Sono certa che la vinciamo questa scommessa se continuiamo a ripetere sempre le stesse cose in modo da farle entrare nelle teste di tutti. E allora i Piccoli Comuni devono occupare un primario interesse nelle scelte strategiche dell’economia, delle riforme istituzionali con la nostra presenza; devono diventare oggetto di risorse su cui investire per il bene dell’intero Paese. E qui si chiude il cerchio; ma prima dobbiamo ancora sedere al tavolo delle necessità primarie. Ed allora che cosa chiede la nostra Associazione; a che cosa mirano i nostri sforzi? Noi chiediamo al Governo quello che chiediamo sempre, ma con qualche aggiornamento. Noi chiediamo che l’attribuzione dei fondi ai Piccoli Comuni sia attuata e sia attuata tenendo conto del territorio, delle esigenze del territorio, dell’estensione del territorio, determinando un criterio nuovo nella riparametrazione dei trasferimenti, tenendo conto dei servizi che devono essere erogati a tutti i cittadini ovunque essi risiedano. E sono le scuole, importante presidio nel presidio, uffici postali, telefonia pubblica, viabilità, trasporti, ospedali. I piccoli presidi ospedalieri, altro importante indispensabile presidio nel presidio. Gli esercizi commerciali, una garanzia di sopravvivenza per una borgata, per un piccolo comune magari di montagna con popolazione prevalentemente anziana, in particolare gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande; la piccola distribuzione, una rete di tanti indispensabili punti vendita che rappresentano un servizio irrinunciabile per la persona; esercizi circoscritti, personalizzati carichi di tradizione e di professionalità che vanno aiutati, incentivati mediante lo snellimento di procedure burocratiche e fiscali. Tenendo conto del disagio per chi vive in un Piccolo Comune, disagio che insieme all’estensione territoriale deve determinare un nuovo criterio, un nuovo parametro nel processo di erogazione dei fondi erariali da parte dello Stato agli Enti Locali per non essere anche qui penalizzati un’altra volta. E che le normative siano predisposte sulla base delle nostre effettive esigenze e possibilità. E allora i nostri sforzi mirano ad una normativa a carattere generale diversificata, specifica, ad hoc solo per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti. Mirano al mantenimento dei servizi con garanzia di qualità, cosa che la famosa razionalizzazione non ha consentito e non consente; mirano ad un federalismo solidale: più finanziario e meno fiscale per i Piccoli Comuni che non sono in grado di reggersi autonomamente solo con le entrate proprie; un federalismo puramente fiscale limita fortemente l’azione dei Piccoli Comuni che hanno già raggiunto livelli altissimi di prelievo fiscale anche a seguito dell’aumento del costo del personale e del trasferimento delle funzioni senza adeguate risorse. Mirano ad una politica di considerazione e di sviluppo nei nostri confronti perchè in caso contrario non si costruisce una politica nazionale, si costruisce una politica destinata a rafforzare solo le aree più forti a scapito di quelle più deboli, allargando sempre più quella forbice già esistente fra comuni ricchi e comuni poveri con il pericolo che questi ultimi, i più piccoli spariscano dalla scena politica ed amministrativa, non perchè incapaci o inefficienti per il peso di compiti ed incombenze senza un adeguato supporto. Alla luce di questo i Piccoli Comuni non possono permettersi di mancare all’appuntamento con la riforma costituzionale che li individua come protagonisti e alla modernizzazione dello Stato. Sono veramente convinta che l’esperienza vera, pratica, concreta di chi con professionalità, passione dedizione assoluta, sacrifici, tenacia, caparbietà, onestà cioè l’esperienza dei Sindaci di prima linea, ma che io amo chiamare di trincea, abituati alla gavetta, ed è una buona scuola, scuola talmente buona che dovrebbe diventare scuola dell’obbligo per tutta la classe politica dirigente. Questa esperienza è indispensabile per attuare la profonda riforma costituzionale federalista che attribuisce ai comuni tutti importanti e rilevanti funzioni. Esperienza che viene cestinata, buttata da una legge ingiusta, antidemocratica, discriminante che vieta ai Sindaci di ricandidarsi dopo due mandati amministrativi; ma la cosa assurda è che lo vieta anche ai Sindaci dei Piccoli Comuni, dove fare il sindaco è un onere piuttosto che un onore, una missione alla quale molti primi cittadini sono chiamati anche per la mancanza di ricambio generazionale. Esperienza che viene calpestata obbligatoriamente per legge e non per mancanza di consenso determinando un grave deficit di democrazia poichè limita a priori la libertà di scelta degli elettori e mina la partecipazione democratica del cittadino alla vita pubblica. Senza tenere in nessun conto che con l’elezione diretta del Sindaco solo al corpo elettorale e a nessun altro spetta stabilire chi deve guidare i cittadini e per quanto tempo; senza tenere in alcun conto che proprio nei Piccoli Comuni l’operato del Sindaco è sotto gli occhi di tutti e che la riconferma avviene proprio solo in relazione agli effetti di buon governo; senza tenere in alcun conto che il Sindaco è il diretto responsabile della politica locale e che se è capace ed onesto viene riconfermato e se è incapace o disonesto viene rispedito a casa. Pertanto l‘Associazione chiede fermamente l’abrogazione della norma che chiede la rielezione dei Sindaci dopo due mandati amministrativi consecutivi per i Comuni sotto i 5000 abitanti: questa è la nostra rivendicazione e dichiara fin da ora di sostenere qualsiasi iniziativa tendente al raggiungimento di questo obiettivo. Teniamoci pronti, se fosse necessario, anche ad una mobilitazione generale ed a tempo indeterminato per raggiungere l’obiettivo. Il sacco a pelo se necessario sarà rispolverato. Ritornando alle peculiarità dei nostri Piccoli Comuni e della loro salvaguardia l’ANPCI avanza altre tre richieste che riteniamo fondamentali: - il riconoscimento dell’ANPCI, e la sua partecipazione diretta alla Conferenza Unificata, con l’integrazione al comma 1 degli art, 271 e 272 della Legge 267, con pari dignità rispetto alle altre Associazioni. Noi esistiamo, siamo una realtà, non si può far finta che non ci sia siamo e ci vogliamo rappresentare da soli. - La garanzia di partecipazione dei comuni tutti, soprattutto dei nostri, alla formazione delle decisioni fondamentali dello Stato con la costituzione della Camera delle Autonomie nella quale la nostra voce deve risuonare cristallina, nitida e chiara come sua abitudine. - I Consigli Regionali delle Autonomie Locali diventino un secondo ramo del Parlamento Regionale in modo che la voce dei Piccoli Comuni non risulti solo una voce consultiva, ma per il grande supporto che può garantire su base concreta venga ascoltata come voce protagonista del processo decisionale su scelte che riguardano direttamente e ricadono direttamente sopra i cittadini che noi a amministriamo, serviamo. Servire la gente è la giustificazione del potere. In questi sei anni da quel famoso 1996 che ha dato il via alla nostra Associazione siano riusciti a portare nell’agorà della politica degli Enti Locali le problematiche dei Piccoli Comuni che da vuoti a perdere dispersi nella periferia della politica italiana sono diventati contenitori politico – istituzionali indispensabili per lo sviluppo delle politiche territoriali, democratiche, socio economiche della Società italiana. Siamo riusciti a rappresentare al Governo ed al Parlamento non solo la specificità della nostre comunità, ma anche l’impegno dei Sindaci, degli Amministratori il ruolo che svolgono nelle piccole comunità, un ruolo che non è certo di pura rappresentanza, ma è un compito impegnativo e difficile; non dimentichiamo che il Sindaco di un piccolo comune è sovente l’unico rappresentante dello Stato a disposizione della gente e del territorio 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, ai quali i cittadini si rivolgono per qualsiasi tipo di problema civilistico, amministrativo, economico, sociale, famigliare Ma occorre fare di più, e per fare di più dobbiamo crescere, crescere anche numericamente. I numeri contano eccome. E ognuno di voi, ritornando al proprio comune, se non ha ancora aderito, aderisca all’ANPCI. Ma il compito vero e proprio è: ognuno di voi faccia in modo che almeno un altro comune aderisca all’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni d’Italia venendo a far parte di questa bella e grande famiglia di lavoratori. Ed ora vi lascio con un pensiero di un nostra grande scrittore: Cesare Pavese: un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piazze, nella terra c’è qualcosa che è tuo e che quando non ci sei resta ad aspettarti. Il moderatore ringrazia Franca BIGLIO per l’emozione che sempre suscita nelle sue relazioni e per i continui stimoli. Presente poi l’onorevole Delfino, promotore del gruppo interparlamentare per la tutela degli interessi dei Piccoli Comuni e lo ringrazia Il Sottosegretario On. Teresio DELFINO, porta il saluto del Suo Ministero, sottolinea il dato di una Associazione che per il grande spirito di servizio ha saputo catalizzare, mobilitare, portare l’attenzione sulla straordinaria ricchezza del nostro Paese che è la realtà Istituzionale Comunale ai più piccoli livelli pone gli obiettivi: a) il riconoscimento. Non è pensabile che una realtà forte di oltre milleduecento comuni associati, che ha fatto crescere quella consapevolezza culturale innanzi richiamata a tutti i livelli non ottenga il riconoscimento. b) sul tema della Camera delle Autonomie il sottosegretario è convinto che siamo in un momento in cui la riflessione sullo stato delle istituzioni, sulla riforma approvata nell’ultima legislatura, ci rende tutti consapevoli che davanti ad un paese che ha bisogno di coesione forte non possiamo immaginare di andare per strappi, e che dobbiamo creare tutti gli strumenti perchè il territorio, il cittadino, le popolazioni, le comunità si ritrovino sempre in uno slancio più forte nella comunità nazionale e nella comunità europea. c) abolizione del limite di mandato. E’ una battaglia persa sinora, anche se nella passata legislatura c’erano tutte le condizioni per vincerla. Oggi il cammino è molto duro e difficile. Il sottosegretario si trova perfettamente d’accordo ad una abolizione del vincolo per i Sindaci dei comuni sotto i 5000 abitanti. Il Senatore On. Egidio PEDRINI si dice onorato di partecipare ai lavori di questa Assemblea. L’interesse per i Piccoli Comuni deriva dalla sua provenienza da un Piccolo Comune, nel quale ha fatto il consigliere da giovane. Si sente quindi uno di noi Parla del disegno di legge Realacci che prevede incentivi di vario tipo per chi risiede o si insedia nei piccoli comuni ed impegna le regioni, le province, le comunità montane a garantire in modo adeguato i servizi di base indispensabili alle comunità. Assicura che quando questo progetto di legge arriverà in Senato si batterà perchè possa godere di una corsia preferenziale per la sua approvazione. La prima riflessione è sulla legge finanziaria: dopo una analitica rassegna delle previdenze previste conclude che in sostanza le risorse disponibili per i comuni sono inferiori rispetto alle dotazioni complessive del 2002. La riforma fiscale annunciata dal Governo prevede una riduzione importante delle aliquote Irpef e ciò significa che ci sarà anche per i Comuni una contrazione consistente del gettito Irpef di loro pertinenza. Il senatore cita ancora altre penalizzazioni per gli Enti Locali, del resto le critiche a questa finanziaria accomunano gli esponenti di tutti gli Enti Locali, dalle Regioni alle Province ai Comuni, di qualunque parte politica. Relativamente alla limitazione del mandato amministrativo per i Sindaci il senatore rivendica di essere stato il primo a presentare un disegno di legge per l’abrogazione di questo divieto. Ha formulato il disegno di legge in modo tale da potere costituire, volendo, una base di accordo abrogando il divieto per tutti i Comuni sotto i 20.000 abitanti e consentendo ai sindaci degli altri comuni un terzo mandato. E’ una mediazione per vedere di trovare il consenso della maggior parte dei parlamentari per facilitarne l’approvazione. Si sono aggiunti altri deputati e senatori con altri disegni di legge diversamente modulati, ma tutti concordi nell’abrogare il divieto per i Piccoli Comuni o almeno estendere il mandato per una terza rielezione. Il senatore pensa che si debba abrogare per tutti: è una norma iniqua, di dubbia costituzionalità ed antidemocratica. Quando questa norma venne introdotta evidentemente non si tenne conto dei problemi dei piccoli e piccolissimi comuni a conferma dell’astrattezza del processo riformatore. La ratio di questa legge era quella di evitare incrostazione di potere personalistico, la costituzione del cosidetto partito dei sindaci con particolare riferimento ai primi cittadini delle grandi città. Ma parlare di rischio di notabilato per i Piccoli Comuni è davvero grottesco. Il senatore ha preso la determinazione di proporre un referendum che può essere risolutivo. C’è un comitato per prendere le adesioni e bisogna mobilitarci tutti. Dopo la costituzione del comitato pro referendum forze politiche trasversalmente si sono mosse per portare una norma in parlamento per studiare la possibilità di eliminare questo limite. Il Moderatore dell’Assemblea invita a firmare e presenta l’On. Bruno DONATO presidente della Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati. Gli incontri con il Presidente Franca BIGLIO sono stati assillanti e continui e se i risultati fossero pari all’impegno con cui difende la causa la signora, oggi il problema sarebbe risolto. La situazione non è tanto rosea perchè non il problema è colto nella esatta misura e nella esatta dimensione. Intanto è abbastanza facile dire che la legge 181 è incostituzionale, illegittima o illegale: ma non è così. Se così fosse sarebbe facilissimo da parte della Corte Costituzionale obbligare il Parlamento a rimediare. E’ una legge giusta, fatta con l’approvazione di tutte le forze politiche di allora: esatto risultato di quella che era la volontà politica di allora. Sgombrato il campo da fatti di costituzionalità e di legalità e di legittimità, si tratta solo esclusivamente di fatti di opportunità politica. Le proposte ci sono, ci sono state nella passata legislatura. Il dibattito è serrato e serio, ma si è arenato per dare tempo alla riflessione. Il Presidente, dopo una breve cronistoria dell’iter della o delle proposte, fa il punto della situazione attuale: in questa legislatura il 22 gennaio 2002 è iniziata la discussione, dopo che era stata fatta la raccolta tutta una serie di proposte di legge e, nominata relatrice la deputata On. Bertolini, sono state tenute sei sedute. Il 27 febbraio 2002 è stato deliberato lo svolgimento di una indagine conoscitiva con i soggetti che già si erano occupati del problema nella passata legislatura. E’ stato stabilito di sentire l’ANCI, l’UPI, l’UNCEM, la Lega delle Autonomie Locali, l’ANPCI, la Confederazione delle Province e dei Comuni del Nord, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome ed altri professori costituzionalisti. Poi ci sono stati problemi per fissare le date con i rappresentanti di questi Enti. Poi sono intervenute alcune leggi che hanno distolto ed impegnato per cui è stato ritardato l’esame di questo provvedimento. Che tra l’altro è stato sollecitato da tutti i gruppi. Sicuramente non c’è la possibilità per le prossime elezioni amministrative (quelle del 2003) di nessuna legge: mancano i tempi tecnici per le troppe discordanze nei lavori dei due rami del Parlamento. Le proposte di legge sull’abolizione del limite di mandato sono attualmente sette e si dividono in due gruppi: nel primo sono inserite una a firma Carboni ed un’altra a firma Rotunno, un’altra a firma Enzo Bianco, un’altra a firma Mancini, un’altra a firma Biondo. Queste proposte di propongono di abrogare l’art. 51 del T.U. eliminando il limiti di mandato per tutti, Al secondo gruppo sono iscritte le proposte di legge a firma On. Merlo ed a firma Baroli e si ripropongono di eliminare il divieto di limite del III° mandato solo in alcuni Comuni: per la proposta dell’On. Merlo nei Comuni fino a 15.000 abitanti, la proposta Baroli è per l’abolizione del limite di mandato per i Comuni fino a 5000 abitanti. Questo è lo stato dell’arte. Abbiamo quelli che l’abolizione totale, coloro che la sostengono per i Comuni fino a 15.000 e coloro che la sostengono fino a 5.000. Anche questo è un problema serio. Bisogna continuare da parte nostra la battaglia. Anche l’Associazione dei Piccoli Comuni sarà ascoltata. La seduta viene sospesa per pausa pranzo ed aggiornata alle ore 14,00. Presiede l’Assemblea il sig. Lelio CAPALBO che concede 5 minuti per intervento per potere concludere i lavori entro le ore 16,00. Intervengono: Giacomo BERTINATO Sindaco di Montegaldella (Vi) che mette in guardia sul tentativo dello Stato di scaricare i problemi di controllo del territorio passando i problemi ai Comuni, senza trasferire le risorse. Le caserme dei carabinieri stanno riducendo gli organici; la polizia di Stato rimane relegata al territorio della grande città. La sicurezza viene demandata alle polizie municipali, a carico dei comuni. Altro grosso problema è quello della Sanità. Vengono fatti accorpamenti dei distretti socio sanitari con gravi problemi specie per gli anziani di lunghi percorsi per accedervi. Si stanno tagliando i posti negli ospedali. Ci vuole la presenza dell’Anpci anche nelle Regioni, non solo nello Stato. E’ la regione che decide. Dobbiamo lottare su tutti i fronti perchè i più deboli sono quelli che devono pagare di più. . I costi delle deleghe: il Catasto passerà ai Comuni e chi lo paga? Stiamo attenti. Propone che l’espressione di Cesare Pavese “un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piazze, nella terra c’è qualcosa che è tuo e che quando non ci sei resta ad aspettarti” sia riportata sui cartelli segnaletici all’entrata di tutti i paesi. Aldo SERALE, sindaco di CERVASCA (Cn) Breve considerazioni sul problema dell’abrogazione del limite di mandato per i Sindaci: detta norma non ha paternità, ma anche le possibilità di abrogazione sono limitate. I tempi sono stretti perchè entro la primavera del 2004 praticamente si andrà a votare nella maggior parte dei Comuni d’Italia. Se la modifica della legge non arriverà prima della primavera prossima occorrerà abbandonare per sempre ogni velleità. L’Anpci deve fare di questa rivendicazione la propria bandiera e se riuscirà a spuntarla avrà sicuramente il primo riconoscimento. Propone in primo luogo di sostenere la proposta di referendum posta dal senatore Pedrini: con la raccolta delle firma quanto meno ci sarà una risposta alla problematica: per evitare un referendum il Parlamento quasi sempre è obbligato ad esaminare le proposte di legge; in secondo luogo occorre cercare l’inserimento in una proposta di legge a breve termine, anche quella di Realacci o di Bocchino, per i Comuni fino a 5000 abitanti. Mobilitazione generale attraverso tutte le forme democratiche possibili facendo capire che l’abolizione del limite non è una forma egoistica degli attuali sindaci, ma una difesa della libertà di tutti. Elio OTTINO Sindaco di SALERANO CANAVESE (To); nel suo paese è nata la Consulta dei Piccoli Comuni che poi in blocco è confluita nell’Associazione Nazionale. Riconoscimento e ringraziamento a Franca BIGLIO . Considerazioni di carattere generale: siamo tanti qui, ma idealmente siamo molti di più. A metà settembre è stata fatta a Torino, e non a caso a Torino, a cura dell’Anci la conferenza nazionale dei Piccoli Comuni. Molti dei sindaci là presenti non sono qui, per mancanza di mezzi e la maggior parte di noi siamo qui a nostre spese. Queste sono le diseconomie di cui siamo accusati per cui siamo la causa del dissesto dello Stato. Ci hanno depredati anni fa con la Tesoreria Unica di alcune decine di miliardi. Non è questione di questo o di altri governi, ma non ci dobbiamo accontentare del pugno di lenticchie che ci assegna questa finanziaria. C’è un risveglio per i nostri Comuni perchè abbiamo la concretezza del buon senso. Ma ci sono due priorità che dobbiamo assolutamente portare a casa: quella del riconoscimento (siamo stufi che qualcuno ci imponga dall’alto le sue scelte) e la eliminazione del limite di mandato per il sindaco. E’ necessario che entro il 28 febbraio 2003 si raggiungano concreti risultati, altrimenti ci dobbiamo mobilitare tutti. Se non la spuntiamo questa volta ce la possiamo scordare perchè non se ne parlerà più venendo tirata in ballo la sperequazione che si sarà creata fra chi non ha potuto ripresentarsi e chi no. Il Presidente Franca BIGLIO invita il Sindaco OTTINO a predisporre un documento che sarà approvato dall’Assemblea e diramato dall’ANSA. Vincenzo ANELLI Sindaco di FOMBIO (Lo) al primo mandato dopo un sindaco con 25 anni di amministrazione. Esprime la sua stima per detto sindaco che si è sempre impegnato per il mantenimento dell’identità culturale del paese. Solo ora che è sindaco ed è a conoscenza dei gravi impegni che la carica comporta capisce lo spirito di sacrificio dell’ex sindaco. Suo scrupolo ed impegno sarà quello che ha ereditato dal predecessore sull’identità culturale del paese. Essendo il paese vicino a Milano è diventato un paese dormitorio, con la nascita di quartieri dove non si sa chi ci abita e dove è persino difficile trovare dei rappresentanti da presentare per le elezioni e addirittura non vengono utilizzati i servizi (quali asilo e scuole) ed il Comune è costretto a chiudere la scuola per mancanza di utenti e questo è un grave problema. Altro problema è quello dei vigili che non fanno viabilità perchè ce n’è uno solo; dei funzionari (tipo il segretario comunale) che non si fermano ed il Comune diventa palestra di formazione per i segretari di prima nomina o asilo politico di segretari fannulloni. Assicura che il suo comune diventerà nostro associato, perchè sia rappresentato. Germana AVENA Sindaco di ROCCAVIONE (Cn) Si complimenta con il Presidente BIGLIO per come ha condotto l'Associazione ed il Congresso. Noi siamo l'Associazione non dei sindaci dei Piccoli Comuni, ma dei Piccoli Comuni. Non crede che questa finanziaria ci porti più risorse che quella dello scorso anno o degli anni precedenti. Ha troppi marchingegni con calcoli sempre più difficili. Propone che per i Piccoli Comuni la Cassa Depositi e Prestiti faccia un tasso di interessi inferiore a quello della grandi città. Una delle rivendicazioni che avanza, oltre a quelle ufficiali, è quella relativa ai bacini imbriferi montani. Il sovraccanone sul pompaggio non viene rispettato dall’ENEL. Il suo comune da tre anni attende che venga dato dall’Enel quello che è scritto proprio chiaro sulla legge finanziaria del 1999: tutt’oggi ha ricevuto il 10%, perdendo centinaia di milioni. Possiamo fare politica anche nel caso dell’abrogazione dei limiti di mandato ricordando a quei signori che quei “notabili” che non hanno più nessun partito sul quale fare affidamento e vanno a cercare voti, vengono da noi e dai nostri cittadini. Dobbiamo ricordare loro che la prossima volta che verranno a prendere voti vedremo chi ha sostenuto le nostre rivendicazioni. Il potere, il federalismo ed il decentramento: oggi ci hanno dato le competenze ma non i soldi. Sulle leggi del decentramento (catasto, statistica) o soldi o niente. Sui segretari l’Ancpi dovrebbe prendere in mano la questione dei segretari. Enzo ANTONACCI Sindaco di BELMONTE IN SABINA (Ri) da 17 anni. Porta all’attenzione dell’Assemblea che nella legge finanziaria è previsto uno stanziamento di 20 milioni di € per quelle Unioni di comuni che prevedessero nello Statuto la fusione dei comuni. Si ritorna indietro. Ci dobbiamo muovere a livello nazionale contro le fusioni e lui ha organizzato e promosso un movimento contro le fusioni. LUCIANI Domenico, sindaco di CELLERE (Vt). Il suo comune è doppiamente svantaggiato rispetto agli altri comuni perchè non essendo nè in montagna nè sul mare non è agevolato da finanziamenti per il turismo, lo sviluppo e dalle leggi che riguardano le comunità montane. Sono previste nella legge finanziaria contributi per la montagna e sovente i comuni montani sono già ricchissimi. Noi non siamo nè carne nè pesce. Bisognerebbe portare avanti per questi comuni così svantaggiati una proposta di legge per le comunità collinari per equipararle alle comunità montane per incentivarle ad unirsi in consorzi senza arrivare alle unioni mal accettate. Il Sindaco di SCALA COELI (Cs): ha notato che c’è una guerra fra noi e l’Anci; questo significa che qualcosa l’abbiamo già prodotto; abbiamo fatto paura all’Anci, perchè l’Anci sta cercando di prendere tutte le nostre proposte e di mandarle avanti prima lei perchè noi non abbiamo i mezzi per farlo. E facciamo paura perchè noi, i poveri, ci siamo uniti e questo ha fatto forza. Vengono presentate dal Sindaco Enrico COLAZZO le modifiche allo STATUTO, elaborate dalla Commissione per lo STATUTO, non essendo state proposte modifiche dai presenti, modifiche recepite in modo integrale dall’Assemblea con voto unanime, per cui lo STATUTO così modificato è il seguente: ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI PICCOLI COMUNI D’ITALIA A.N.P.C.I. STATUTO Art. 1 – Costituzione 1. E’ costituita in ROMA, a seguito delle indicazioni emerse dall’Assemblea dei Sindaci del 16.11.1999 presso Palazzo Marini, l’ASSOCIAZIONE dei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti denominata “ASSOCIAZIONE NAZIONALE dei PICCOLI COMUNI D’ITALIA” 2. L’ASSOCIAZIONE (così verrà abbreviato il nome in tutto il testo del presente Statuto) potrà aderire ad Associazioni a livello nazionale con analoghe finalità. Ne possono fare parte Associazioni spontanee Regionali o Provinciali regolarmente costituite, al momento dell’approvazione del presente Statuto, o costituende, ovvero che si costituiranno anche in seguito, purchè con analoghe finalità.. 3. Aderiscono all’ASSOCIAZIONE i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti e le Associazioni Regionali o Provinciali dell’A.N.P.C.I… 4. L’adesione ad Associazioni Regionali o Provinciali comporta automaticamente l’adesione all’ANPCI nazionale. 5. L’ASSOCIAZIONE ha sede in Roma. Art. 2 – Finalità 1. L’ASSOCIAZIONE nasce a difesa dei Piccoli Comuni e si prefigge principalmente i seguenti scopi: a) svolgere azione di promozione e tutela delle autonomie e delle risorse locali nell’ambito delle attuali suddivisioni amministrative; b) rappresentare gli interessi dei Comuni associati dinanzi agli organi centrali dello Stato, agli Organismi Comunitari, al Comitato delle Regioni e ad ogni altro organismo istituzionale; c) promuovere lo studio dei problemi che interessano direttamente gli Enti Locali e proporre le soluzioni relative avanzando tempestivamente e con determinazione agli organi responsabili richieste e proposte volte allo sviluppo di tutte le realtà comunali più piccole ed al miglioramento della vita amministrativa degli Enti Locali; d) partecipare nei modi previsti dalla legge alla contrattazione collettiva di lavoro per il personale degli Enti; e) svolgere azione di informazione degli Enti associati attraverso la diffusione di notizie, comunicati, studi, proposte ecc. che riguardino i medesimi e l’attività dell’ASSOCIAZIONE. f) promuovere e coordinare le relazioni internazionali e le attività di cooperazione allo sviluppo, nello spirito di solidarietà fra i governi locali. Art. 3 – Iscrizione – recesso – decadenza 1. L’iscrizione all’ANPCI da parte dei Comuni singoli o associati, nonchè degli altri Enti ammessi, avviene a seguito di formale deliberazione degli organi competenti.2. L’adesione si intende a tempo indeterminato salvo recesso. Il recesso deve essere comunicato con lettera raccomandata e ricevuta di ritorno all’Associazione entro il 31 ottobre ed ha effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo. 3. La decadenza è dichiarata dal Comitato Direttivo Nazionale, previa diffida con formale decisione portata a conoscenza dell’Ente interessato. 4. I rappresentanti dell’Ente che ha deliberato il recesso decadono dalla carica nazionale o regionale eventualmente ricoperta negli organi dell’ANPCI Art. 4 – Mezzi

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