Archivio Battaglie

21/06/2000 Attività delegazione

20 giugno 2010
Attività della delegazione alle trattative nei mesi di Giugno e Luglio 2000 Venerdì 21 luglio, tra l'Associazione Italiana dei Piccoli Comuni d'Italia - ANPCI - e la Direzione Generale dell'Amministrazione Civile del Ministero dell'Interno, si è tenuta la prima di una serie programmata di riunioni sui problemi inerenti alla finanza degli enti locali minori. L'incontro rappresenta il mantenimento di un impegno preso a Roma a fine Giugno, e una prima significativa risposta del Governo alle rivendicazioni poste dall'associazione presieduta da Franca Biglio: quella di aprire un tavolo di trattative, governo-associazione per esaminare, con i piccoli comuni, i problemi dei piccoli comuni: le regole sul loro funzionamento, sulla finanza locale, sulla ripartizione delle competenze tra organi e sulla rieleggibilità dei sindaci. Regole costruite tenendo conto delle realtà di Comuni come Roma, Milano, Napoli o Torino e non di Marsaglia, Pieve Albignola o Bosaro. Alla riunione sulla finanza locale hanno partecipato, per il Ministero, il direttore generale dell'Amministrazione Civile, Prefetto Gelati, il direttore centrale della Finanza Locale, dr. Stefano Daccò e il loro consulente giuridico, dr. Francesco Zito. Per l'ANPCI erano presenti il Presidente Nazionale, Franca Biglio, il Vice Presidente, Arturo Manera, i Consiglieri: Lelio Capalbo, Nazza-reno Tacconi, Oscar Tosini, Ubaldo Zerbinati; il dottor Bugio, segretario comunale, nella veste di consulente dell'associazione. I temi affrontati sono stati quelli relativi alla disponibilità e ai trasferimenti delle risorse finanziarie, alle prospettive d'incremento in relazione al decentramento e al crescente trasferimento di compiti agli enti locali, alla loro più equa ripartizione. In proposito è stato fatto presente che i territori più spopolati assorbono molte più risorse pro-capite per garantire un minimum di servizi essenziali, fatto del quale non si è, sin qui, tenuto conto adeguatamente. I fenomeni di spopolamento del territorio e di eccessiva concentrazione urbana avrebbero dovuto essere combattuti sempre, anche in presenza di spinte di mercato in senso contrario, non fosse altro per l'alto costo che le situazioni di squilibrio degli insediamenti sul territorio hanno, ed hanno avuto, nel tempo. Certamente, questa lotta non è stata condotta in modo efficiente nel corso del secolo scorso. L'interesse particolare, delle grandi concentrazioni industriali, al rapido incremento delle produzioni, ha prevalso su quello generale della difesa del suolo, sicchè la collettività ha pagato costi economici e sociali elevati in termini di deterioramento dell'ambiente e di sradicamento delle popola-zioni. Oggi la lotta a questi fenomeni trova potenziali alleati nel mercato del telelavoro, nel dinamismo delle piccole imprese, nell'incremento del tempo libero rispetto a quello dedicato al lavoro, nell'allungamento del periodo di vita attiva nell'uomo. Un'azione energica e lungimirante dovrebbe tendere a valorizzare queste spinte, nel senso di privilegiare il ripopolamento delle zone collinari e montane rispetto all'ulteriore urbanizzazione della pianura e delle grandi città. Alla luce di queste considerazioni, le richieste dei Piccoli Comuni si inseriscono in un disegno strategico complessivo di Politica Economica e Sociale, perdendo ogni connotazione di, pur legittima, rivendicazione corporativa. Riteniamo che questo sia stato ben inteso dal Prefetto Gelati e dal dr. Daccò, dal momento che hanno impostato le consultazioni con la nostra associazione, non tanto nella logica di un confronto di posizioni contrapposte, quanto in quella di studio e verifica che le nostre istanze sul riequilibrio della finanza pubblica siano tradotte in norme che non abbiano effetti boomerang. Le verifiche alle quali il Ministero porrà mano riguardano: 1. la proposta di estensione delle attuali politiche d'incentivo per le fusioni o unioni di comuni anche alle semplici convenzioni per la gestione di servizi in associazione; 2. la proposta di individuare strumenti perequativi (ad es. fondi legati ai gettiti IRPEF, IVA, od altro), che meglio coniughino, nella ripartizione delle risorse, il principio del federalismo fiscale con quello della solidarietà. Che tengano conto delle situazioni più svantaggiate, sia in rapporto ai servizi essenziali, fruibili solo attraverso la mobilità delle persone, come ad esempio scuola dell'obbligo e ospedali; sia in relazione ai compiti delegati ai comuni, ad esempio in materia elettorale, per i quali il rimborso dei costi non può prescindere dalla valutazione delle distanze reali (sia pure per fasce) tra la sede dei seggi e quella delle prefetture, dei tribunale e delle corti d'appello; 3. la proposta di rinviare di due anni l'introduzione della contabilità economica per i Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti e il finanziamento dell'acquisto del software ne-cessario o, in alternativa, la fornitura gratuita di un soft standard per tutti i piccoli comuni. Il mese scorso l'Associazione aveva incontrato il Presidente della 1à Commissione Affari Costituzionali della Camera, on. Rosa Russo Iervolino e il Presidente della Commissione Tesoro e Bilancio, on. Fantozzi ai quali aveva sottoposto le proprie richieste di riforma Aveva anche incontrato il sottosegretario ai LL.PP., on. Bargone, senza tuttavia riuscire a convincerlo delle difficoltà per i Piccoli Comuni ad interpretare ed applicare il nuovo regolamento per gli appalti che reca il suo nome. Migliore fortuna aveva avuto con il Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, sen. Villone, al quale aveva sottoposto due richieste: 1. abrogazione dell'art. 2, comma 2, della legge 81/93, che vincola la rielezione del Sindaco a non più di due mandati consecutivi; 2. la modifica dell'art. 24 comma 5 della legge 265/1999 relativa al rimborsi datori di lavoro, anche se enti pubblici, dei permessi concessi agli amministratori degli enti locali per l'espletamento delle proprie funzioni. La ratio della prima richiesta è banale: perchè mai costringere le comunità dei piccoli enti locali (dove le persone preparate sul piano politico-amministrativo non sempre abbondano) a cambiare un leader per "eccesso di consenso" e non fare altro e tanto per altre cariche elettive (ad esempio se-natori e deputati!). La ratio della seconda va posta in relazione alla debolezza della finanza degli EE. LL.

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